Lo sapevi che in Calabria, a Pellaro, nella provincia di Reggio Calabria, esiste una piccola chiesa profondamente legata alla vite e al suo ciclo vitale? È la Chiesa di Santa Maria della Liga (Madonna della Liga), un luogo unico nel suo genere, dedicato simbolicamente a uno dei momenti più delicati e fondamentali della viticoltura: l’allegagione, ovvero il passaggio del fiore al frutto.
La nascita della Chiesa di Santa Maria della Liga
La chiesetta fu edificata nel 1831 per volontà di don Stefano Romeo, sacerdote che, consapevole delle difficoltà degli abitanti della contrada Trapezi, decise di intervenire personalmente. Ogni inverno, infatti, l’ingrossamento del torrente Fiumarella rendeva impossibile ai residenti raggiungere la Chiesa Parrocchiale della contrada Lume per partecipare alla messa domenicale. Don Stefano, conoscendo il bisogno spirituale di quelle famiglie, fece costruire la chiesa a proprie spese, su un suo terreno, donando inoltre due fondi agricoli destinati a garantirne la sopravvivenza economica nel tempo. Come attestano i documenti dell’epoca, la chiesa venne intitolata alla Vergine Maria della Liga, la cui festa si celebra ancora oggi la terza domenica di ottobre.
È un notevole esempio di architettura povera, caratterizzata da forme semplici e linee essenziali, priva di apparati decorativi complessi. Una piccola curiosità è legata alla campana, sulla quale sono incise sia l’effigie della Madonna sia un’iscrizione che ricorda il fondatore.
Il termine “liga”, nel dialetto calabrese, deriva da “allegagione”, e indica la trasformazione del fiore in frutto. Dal punto di vista etimologico e simbolico, l’allegagione è letteralmente il momento in cui la pianta “lega a sé” il futuro frutto, sancendo l’inizio concreto del raccolto: un passaggio delicatissimo e decisivo per la futura vendemmia. Un’intitolazione che svela il forte legame tra questo luogo sacro e la cultura della vite, profondamente radicata nelle contrade del reggino.
Il quadro della “Madonna della Liga”
All’interno della chiesa, oggi di proprietà privata, era un tempo custodito un quadro di autore sconosciuto raffigurante la Madonna della Liga, oggi sostituito da una riproduzione. L’opera originale, attualmente conservata altrove per motivi di sicurezza, raffigura la Vergine seduta con il Bambino Gesù, il quale solleva con una mano il velo della madre mentre con l’altra poggia su un grappolo d’uva che Maria gli avvicina. Di fattura più incerta appaiono le due testine di angeli superiori e il bambino alato con il cesto di frutta, probabilmente aggiunte successive. Un’osservazione attenta rivela come l’opera riprenda fedelmente l’iconografia mariana della “Madonna dell’Uva”, un tema in cui l’uva rappresenta il sangue di Cristo, la fecondità della vite e il sacrificio. Il riferimento più celebre di questa iconografia è la “Vergine delle Uve” di Pierre Mignard, conservata oggi al Louvre. Anche a Pellaro, quindi, la vite diventa simbolo sacro, ponte tra terra e cielo.
Una tradizione millenaria legata al vino
Non a caso, Pellaro è storicamente uno dei territori più vocati alla viticoltura della costa reggina. Da queste vigne nasce il vino storico locale, il “Pellaro IGP”, un blend di uve rosse (Castiglione, Nocera, Nerello Cappuccio), che dà vita a un vino vigoroso, intenso e dal carattere sferzante, espressione autentica del territorio. Ma Pellaro è anche un luogo chiave nella storia del commercio del vino nel Mediterraneo: nei pressi della fiumara del Lume sono state rinvenute diverse fornaci per la produzione di anfore vinarie, risalenti al IV secolo d.C.. Le anfore, classificate come Keay LII, sono state ritrovate lungo tutto il Mediterraneo, e oggi gli studiosi concordano nel ritenere che la maggior parte di esse abbia origine calabrese, proprio in quest’area.
Le vigne a servizio della fede
Tra l’altro è proprio grazie alla vite che questa piccola chiesa ha potuto sopravvivere economicamente nel tempo. I fondi donati da don Stefano Romeo comprendevano anche due possedimenti con migliaia di viti (oltre 7.000), gelsi, fichi e fichi d’India. La rendita complessiva annua era di 85 ducati, che, al netto delle spese, garantivano 60 ducati annui alla chiesa per il suo mantenimento: un raro esempio di sostenibilità rurale ante litteram fondata sull’agricoltura.
Il ruolo della chiesa per i viticoltori e il ritorno delle funzioni religiose
La Chiesa di Santa Maria della Liga nasce, con ogni probabilità, come uno spazio sacro in cui i viticoltori della zona, immersi nel lavoro quotidiano tra le vigne, potevano affidare alla Madonna non solo la propria devozione, ma anche la speranza di una buona allegagione e di una vendemmia favorevole. In questo contesto, la figura della Vergine assumeva una chiara funzione di tutela simbolica del ciclo produttivo della vite, in una fase tanto delicata quanto decisiva per l’esito del raccolto.
Non è un caso, inoltre, che la festa dedicata alla Madonna della Liga si celebri tra la seconda e la terza decade di ottobre, proprio al termine della vendemmia, che in Calabria, in epoca storica, non si concludeva mai prima della fine del mese di ottobre.
Dopo decenni in cui è stata chiusa, oggi la chiesa – di proprietà privata – è stata interamente restaurata. A breve tornerà finalmente ad aprirsi alle funzioni liturgiche e alle attività religiose, restituendo alla comunità un luogo carico di storia, fede e identità.
La testimonianza di un profondo legame
Affacciata sulle colline che guardano lo Stretto di Messina, la Chiesa mariana della Madonna della Liga rappresenta una testimonianza straordinaria di quanto sia profondo e millenario il legame tra la Calabria, la vite e il vino. Qui spiritualità, lavoro agricolo e tradizioni locali si fondono in una testimonianza diretta del rapporto profondo, continuo e quotidiano che le comunità calabresi hanno da sempre costruito con la vite. Un piccolo edificio rurale che documenta, in modo tangibile, quanto la viticoltura abbia inciso sull’organizzazione del territorio, sull’economia locale e sull’identità delle comunità.
Ringraziamenti
Ringraziamo per tutte le notizie fornite e per il notevole impegno per il restauro e l’apertura al pubblico, Domenico Delfino, Anna Maria Azzarà e Marilena Delfino, proprietari della chiesa.




